Da oggi entra in vigore la riforma sulle intecettazioni

Da oggi entra in vigore la riforma sulle intecettazioni

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A partire da oggi entra in vigore la riforma della normativa sulle intercettazioni (già differita per tre volte per le tante criticità).
Un testo che interviene su quella anomalia della legge Orlando che dava alla polizia giudiziaria l’onere di decidere quali siano le intercettazioni rilevanti da trascrivere e quali no. Il nuovo testo prevede che sul punto a decidere siano i pubblici ministeri e che, al contempo, venga creato un archivio digitale presso ogni procura. Struttura sul quale dovrà vigilare il procuratore capo. Lo scopo di questo archivio è quello di evitare che circolino o siano divulgati dati che non hanno rilevanza per le indagini o espressioni che attengono alla sfera privata dei soggetti intercettati o ai dialoghi tra difensore e assistito. Nel momento in cui il materiale confluisce in questi archivi, l’accesso per tutti i soggetti interessati avverrà attraverso un collegamento da remoto all’archivio in apposite sale, controllate, attraverso password temporanee.
Tra le novità, si aggiunge l’estensione dell’uso del trojan, i captatori informatici, alle indagini sui reati commessi da pubblici ufficiali o da incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena non inferiore a 5 anni. Oltre alla possibilità per gli avvocati difensori di esaminare per via telematica il materiale.

Alcuni aspetti critici della riforma


L’entrata in vigore della riforma, che modifica la legge del 2017 dell’allora ministro della Giustizia, Andrea Orlando, era originariamente prevista il 1° gennaio scorso, poi slittata al 1° maggio e poi al 1° settembre.
Uno degli aspetti più complessi della riforma riguarda l’allestimento delle ‘sale di ascolto’ presso le procure. Infatti sul punto sono ancora molte le difficoltà da risolvere per attrezzare gli uffici tanto che nei giorni scorsi, in vista dell’entrata in vigore, hanno espresso perplessità e timori alcuni togati al Consiglio superiore della magistratura. Perplessità che già il Csm aveva messo nero su bianco nel parere approvato il 13 febbraio scorso.
In molti hanno messo in evidenza come la nuova regolamentazione sulle intercettazioni, che ha il merito di introdurre maggiori garanzie di tutela della la privacy, rischi di aggravare il lavoro delle procure.
Non solo. Il consigliere togato, Nino Di Matteo, ha anche ravvisato un rischio di compromissione dell’efficacia delle indagini o del diritto di difesa.

Tratto da: Antimafiaduemila

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